Teletopi2015CarmenLasorella

CARMEN LASORELLA
Presidente Premio Teletopi 2015

Nella galassia dei video che spopolano sul web in un arco di tempo breve si sono definite le tendenze. Creatività più che effetti speciali, le immagini oleografiche sacrificate sull'altare dei report di attualità, la viralità immediata per tutto ciò che provoca gioia, paura, ilarità, in una parola emozioni. E storie: individuali e collettive, tante storie di solidarietà, di coraggio, di sfida. Possono essere narrazioni dettate dalla vanità o all'opposto dall'altruismo, suggerite dalla bellezza o intrise di crudeltà, vengono comunque usate professionalmente per il marketing di un prodotto o sono funzionali ad un'idea. Lo storytelling, che non conosceva scuole né modelli, si è imposto in sostanza come un genere naturale, che gli addetti ai lavori stanno coltivando e che distingue le video narrazioni e i progetti di web tv.

È diventata la forma di espressività spontanea, nell'accelerazione tecnologica, che asseconda il bisogno di trovare un filo ai pensieri o semplicemente all'emotività, trasferendola in un racconto per immagini, comunque efficace. In ogni caso le sgrammaticature video, in cui a volte scivolano gli autori, non sono così evidenti come quelle che accompagnano le parole, dove invece sembra essere intervenuta una regressione. Eppure cercando le parole si trovano i pensieri, sosteneva il filosofo Joseph Joubert quasi due secoli fa. Un assunto che continua ad essere vero. Solo che la ricerca oggi si è spostata sulle immagini. È una tendenza generale, nelle leggere differenze segnate dalle latitudini, con l'effetto di realizzare una globalizzazione del comunicare diffuso, dove non ci si ferma ai propri pensieri, nell'urgenza di condividerli, per partecipare ossessivamente al rito collettivo. Un moderno Cartesio direbbe "videmus, cogitamus ergo sumus".

In Italia, nonostante i "delay" e i "divide" che accompagnano l'era digitale, la qualità dello storytelling è aumentata. È un conforto scoprire che a dispetto della decadenza dei tempi il nostro paese abbia poeti, navigatori e santi capaci di usare con talento i digital tools. Nell'edizione 2015 del premio Teletopi, che ha raggiunto l’ottavo anno di vita, la scelta di puntare sullo storytelling è stata obbligata e vincente. Nelle quattro sezioni in concorso (brand, sociale, community, news/editori) si sono cimentati video di indiscutibile valore, dove la differenza l'ha fatta l'ardimento della proposta, la capacità narrativa, la passione sottesa al progetto, la presa diretta del racconto. Tuttavia, pur nell'interesse di un campionario dei linguaggi visivi, si è avuta l'ulteriore conferma di quanto le differenze tra il reale e il virtuale si siano oramai attenuate, rilanciando l'inquietudine che attraversa il web. In sostanza, nella consapevolezza diffusa, che l'immagine vada ben oltre la capacità evocativa e vivida della parola, il senso del limite si è spostato, senza scatenare reazioni. La propaganda si mischia sempre più facilmente ai fatti, o meglio li rende funzionali al messaggio, con la deontologia che non fa più barriera? Intanto si lascia correre. Vale per i buoni sentimenti come per gli obiettivi strumentali e perversi - vedi la minaccia terroristica - che tuttavia liberamente si stanno diffondendo. L'abuso ricorrente dell'immagine, perché è di questo che si tratta, dovrebbe invece ritornare al centro del dibattito. Non è una questione superata. Le regole alle quali la rete rimane allergica, come sono servite in passato nell'interesse collettivo, non possono che restare.